Una bimba piccola in piedi su un vialetto indica delle piante.

Diritti dell’infanzia: esprimersi e compartecipare

Due anni e tre mesi

I bambini sono stati a lungo considerati soprattutto bisognosi di protezione e, di conseguenza, beneficiari di diritti. Nella Convenzione sui diritti dell’infanzia i bambini sono stati volutamente definiti soggetti giuridici detentori di diritti specifici.

Secondo la Convenzione sui diritti dell’infanzia, i bambini hanno diritto alla partecipazione sin dalla nascita. Le opinioni dei bambini vanno ascoltate e prese in considerazione. Già i neonati si rendono conto, per esempio, di avere fame, di essere sovraeccitati o stanchi ed esprimono i loro bisogni lamentandosi, piangendo o strillando. Essendo esseri sociali attivi cercano protezione, chiedono di essere nutriti e cercano l’affetto dei genitori e delle persone di riferimento.

Fabio, che ha due anni e mezzo, è di cattivo umore e lancia i cubetti di legno contro la parete. Vorrebbe uscire a giocare con il papà, che gli ha promesso di fare una pausa a patto che continui a giocare ancora un po’ da solo. Di lì a poco il papà smette di lavorare per uscire a giocare con Fabio. Dopo la pausa il papà spiega al piccolo che deve finire il suo lavoro e pertanto gli chiede di continuare a giocare da solo.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia invita a considerare sempre i bambini come individui con capacità, competenze, bisogni e desideri propri. Nel vostro ruolo di genitori avete l’importante compito di coinvolgere i vostri figli tenendo conto delle loro capacità e dei loro bisogni attuali. Man mano che sviluppano le loro capacità, i bambini vengono coinvolti sempre più nelle decisioni. In questo modo permettete a vostro figlio o a vostra figlia di assumersi piano piano le sue responsabilità.

Esprimere la propria opinione non significa decidere sempre da soli

Louise, tre anni, piagnucola alla cassa perché vuole assolutamente che la mamma le comperi le caramelle. Appena la mamma le dice che non gliele comprerà, Louise si butta per terra e inizia a urlare e a dimenarsi. In questo caso, la mamma non ha rispettato il diritto di partecipazione di Louise?

Rispettare il diritto di vostro figlio o di vostra figlia a partecipare non significa esaudire ogni suo desiderio. Si tratta piuttosto di tenere conto dell’opinione del bambino considerando la sua età e il suo grado di maturità. Louise ha tre anni e non è ancora in grado di valutare le conseguenze del consumo di dolciumi.

Pur riconoscendo il suo desiderio di mangiare dolci, la mamma può decidere che quello non è il posto né il momento giusto per mangiarli. Potrebbe provare a spiegarlo a Louise e prometterle che dopo pranzo mangeranno un dessert. I genitori sono costantemente chiamati a prendere decisioni per i loro figli.

Tutte le decisioni riguardano i bambini

La Convenzione sui diritti dell’infanzia non prevede restrizioni circa le decisioni che concernono i bambini. Tuttavia, troppo spesso i bambini non vengono coinvolti, o lo sono solo in misura insufficiente, quando si tratta di affrontare temi come l’organizzazione della vita in comune, degli spazi abitativi e del tempo libero, la carriera scolastica, la scelta della professione oppure, a livello più generale, l’organizzazione dello spazio pubblico, le misure per prevenire gli incidenti stradali, l’organizzazione del diritto del lavoro, le misure per ridurre il riscaldamento climatico ecc.

Anche all’interno della famiglia a volte risulta più comodo non coinvolgere i figli. Prendere decisioni coinvolgendo i bambini richiede più tempo e, dal punto di vista degli adulti, queste decisioni non sono sempre le migliori. Tuttavia, se vengono coinvolti, i bambini si sentono presi sul serio. In questo modo sviluppano maggiore fiducia in sé stessi e imparano a percepire i bisogni degli altri. Una cultura di famiglia partecipativa prepara nel migliore dei modi e incoraggia i bambini a dare il proprio contributo anche in altre situazioni.

Audizione dei bambini durante i processi giuridici

Da tempo ormai i genitori di Claudio, sei anni, vivono separati. Ora hanno deciso di divorziare. Claudio vive con il papà e ci sta bene, ma vorrebbe vedere più spesso la mamma, di cui sente la mancanza.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia stabilisce che per tutte le decisioni giuridiche e amministrative che li riguardano, i bambini hanno il diritto di essere ascoltati. La loro opinione va presa in considerazione tenendo conto dell’età e del grado di maturità del singolo bambino. L’importante è che i bambini non vengano messi sotto pressione e che possano esprimere liberamente la loro opinione.

I bambini possono esprimersi direttamente o indirettamente, per esempio attraverso un rappresentante legale. Se vengono sentiti direttamente, l’audizione dovrebbe avere luogo in un contesto adeguato ed essere condotta da specialisti appositamente formati, che sappiano tenere conto del grado di sviluppo del bambino.

Le decisioni possono essere prese liberamente solo se tengono conto di tutte le informazioni. I bambini vanno informati sull’importanza di una decisione, sulle relative possibilità e conseguenze utilizzando un linguaggio adeguato al loro grado di sviluppo. Essi dovrebbero inoltre essere consapevoli che non sono responsabili delle decisioni che verranno prese. Più i bambini sfrutteranno il loro diritto di partecipazione, maggiore sarà la garanzia che le decisioni verranno prese nell’interesse superiore del bambino. La partecipazione contribuisce quindi anche alla tutela dei bambini.

I diritti di partecipazione sono ancorati in diversi articoli (artt. 12-17) della Convenzione sui diritti dell’infanzia. L’articolo 12 stabilisce che il bambino ha il diritto di esprimere liberamente la sua opinione e che le sue opinioni vengono prese in considerazione per tutte le decisioni, tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. Quanto stabilito nell’articolo 12 è da considerarsi come principio fondamentale per tutti gli altri diritti.

I bambini hanno dei diritti

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è stata sviluppata come uno strumento internazionale di tutela dei diritti umani ed è entrata in vigore nel 1989. I diritti sanciti nella Convenzione si applicano universalmente ai bambini e agli adolescenti da zero a 18 anni. Tutti gli Stati, tranne uno, hanno sottoscritto la Convenzione, il che dimostra l’importanza attribuita a livello mondiale ai diritti dell’infanzia. Nel 1997, anche la Svizzera si è impegnata a garantire l’applicazione di tali diritti nel nostro Paese. Va comunque detto che i diritti sanciti nella Convenzione, messi in atto grazie all’interazione tra Stato, genitori e bambini, vengono applicati in modo molto diverso nei vari Stati.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza comprende diritti umani di carattere generale come la libertà di pensiero, di coscienza e di religione o il diritto all’educazione e alla salute. Inoltre, dato che i bambini sono particolarmente vulnerabili e che, a causa della loro posizione nella società, non sono in grado di far rispettare i loro diritti da soli, la Convenzione prevede dei diritti speciali. I bambini hanno bisogno di una protezione particolare, di cure particolari e di adulti che garantiscano loro il diritto di essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano. In relazione ai bambini con disabilità, la Convenzione sottolinea il loro diritto a condurre una vita piena e dignitosa, in condizioni che favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro partecipazione attiva alla vita sociale.

Per la prima volta nella storia, grazie alla Convenzione ONU, i bambini e gli adolescenti sono considerati attori e individui a sé stanti. Quest’ottica è confluita anche nelle leggi, per esempio nel diritto svizzero di protezione dei minori e degli adulti. Allo stesso modo quest’ottica è fondamentale affinché i genitori possano ottemperare al loro obbligo educativo e sostenere i loro figli nell’esercizio dei loro diritti.

Questo articolo è stato elaborato da Protezione dell’infanzia Svizzera

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