Due anni e tre mesi
Le famiglie in cui regna sempre l’armonia esistono soltanto nella fantasia e nel mondo immaginario che si vede nella pubblicità. Nella stretta convivenza fra esseri umani non mancano di certo le occasioni per scontrarsi di tanto in tanto.
In fondo lo sappiamo tutti benissimo: il modo migliore per risolvere i conflitti è parlarne subito apertamente e in modo possibilmente sereno, sempre con l’obiettivo di trovare una buona soluzione per le due parti. Del resto, è il confronto a farci crescere. Sembra così facile e ovvio, ma… Nonostante la buona volontà di ognuno, ci sono problemi che non sono facili da risolvere. In situazioni particolarmente difficili, i buoni propositi, come quello di essere aperti e sinceri nei confronti del partner o della partner, rischiano di perdersi per strada. Se la convivenza in famiglia è continuamente esposta a conflitti, conviene chiedere aiuto a terzi, anche nell’interesse del bambino. Possono essere d’aiuto gli amici più cari, i parenti comprensivi o un centro di consulenza di coppia.
Un bimbo percepisce quando ci sono tensioni nell’aria. Benché intellettualmente non sia ancora in grado di mettere a fuoco il problema, le sue «antenne» reagiscono immediatamente ai fattori di disturbo. In questi casi cercate di dargli delle spiegazioni con parole semplici anche se pensate che sia ancora troppo piccolo per capire tutto. Noi adulti non smetteremmo di stupirci se potessimo vedere le cose dalla prospettiva dei bambini.
Il piccolo di due anni si sente il protagonista del mondo. Crede di essere all’origine di tutto quanto succede attorno a lui. Pensa di essere lui il colpevole se la mamma e il papà hanno problemi, perché è stato «cattivo» o non ha obbedito. Se siete tristi o spazientiti, il bambino di due anni non è ancora capace di capire che non è colpa sua e che non vi può porre rimedio. Dovrete spiegarglielo in modo molto chiaro e dimostrargli che gli volete bene anche se litigate con il vostro o la vostra partner.
I bambini si impauriscono più facilmente di fronte alle situazioni che cercate di nascondere, mentre sono più tranquilli se capiscono in linea generale cosa sta succedendo. Evitate quindi di risolvere le vostre divergenze più gravi davanti a vostro figlio o a vostra figlia. A seconda della situazione, potete rimandare una discussione fondamentale anche alla sera, quando il bimbo dorme.
I genitori sono un modello per i loro figli, anche nella gestione dei conflitti. Ciò che conta quindi non è tanto l’assenza di conflitti, bensì il vostro modo di affrontarli e di risolverli, ovvero la vostra cultura del conflitto. La riappacificazione è parte integrante di quella che possiamo definire la buona cultura del conflitto. Non nascondete pertanto questo momento importante al vostro bambino. Vedere come fate pace è per lui importantissimo, poiché gli mostra che dopo la tempesta torna il sereno.
Non coinvolgete mai il vostro bambino nei vostri scontri. Non mettetelo mai nella situazione di dover essere testimone, giudice o addirittura alleato. Cercate di far capire al bimbo che non ha nessuna colpa per la situazione difficile che si è creata. Evitate di parlare male del vostro compagno o della vostra compagna.
Nonostante le divergenze di opinione e le crisi occasionali, molte coppie riescono a trovare vie e soluzioni per continuare la loro vita comune. Capita, tuttavia, che i litigi diventino sempre più frequenti, che la situazione sembri senza via di uscita, che i sentimenti si confondano e che ci si chieda se e come andare avanti. Riuscire a mantenere vivo l’amore e alimentare la relazione di coppia nel tempo è un’impresa non facile, eppure vale la pena lottare e non rassegnarsi troppo presto.
L’amore si modifica nel tempo. È condizionato dalle abitudini, dai bambini, dagli alti e bassi della vita quotidiana. Rendersi conto di questo cambiamento può disorientare ed essere anche doloroso. È quindi importante essere vigili, rendersi conto degli sviluppi, accettarli ed esprimere al partner o alla partner le nuove esigenze, i nuovi desideri e sogni. Vorremmo incoraggiarvi a mantenere aperto il dialogo all’interno della coppia. Discutete, parlate anche degli aspetti meno piacevoli. Altrimenti i piccoli problemi rischiano di ingigantirsi. Cercate di sostenervi e di sopportare assieme il peso dei vostri problemi. Un cambiamento sarà possibile solo se sarete entrambi disposti a concedervi del tempo e a entrare in un processo di mutamento.
Se il dialogo tra di voi non basta più per risolvere la situazione, se le idee per dare nuova linfa al vostro rapporto mostrano solo effetti di breve durata, se avete l’impressione di essere entrati in un circolo vizioso, ma desiderate comunque dare ancora una possibilità alla vostra coppia, allora abbiate il coraggio di rivolgervi a un aiuto esterno. I servizi di mediazione per le coppie vi potranno sostenere nel mettere a fuoco i punti cruciali dei vostri conflitti e nel cercare di stabilire nuove regole. Con l’aiuto di una persona qualificata potrete fare un bilancio della situazione e riorganizzare, per esempio, la ripartizione dei compiti, rivedere la suddivisione dei ruoli, magari un po’ troppo rigidi, e il vostro comportamento reciproco. Al centro della terapia di coppia o della consulenza ci saranno i vostri sentimenti. Insieme cercherete di modificare gli atteggiamenti che hanno effetti limitanti sul vostro rapporto di coppia.
Se nei litigi subentra anche la violenza fisica, dovreste immediatamente chiedere aiuto a un centro di consulenza. È possibile e importante imparare a litigare senza ricorrere alla violenza, anche se i conflitti sono grandi e si dovesse prospettare una separazione o un divorzio. Nell’indirizzario potrete trovare ulteriori informazioni sui diversi consultori che si occupano di violenza e di aiuto alle vittime.
Se proprio non riuscite più a intravedere un futuro insieme, un mediatore qualificato vi darà il sostegno necessario e vi accompagnerà durante la fase di separazione e il periodo successivo. In tal caso, la mediazione sarà tendenzialmente improntata sul futuro. La domanda centrale sarà: «Come saranno i nostri rapporti futuri?». Si tratta in particolare di mettere in chiaro gli aspetti finanziari e il modo in cui assolverete i vostri compiti di genitori separati. Durante questa fase, prestate particolare attenzione ai bisogni e al benessere dei vostri figli.
Se, in caso di separazione o di divorzio, marito e moglie sono soprattutto coscienti di ciò che li divide, per il bambino, invece, continuano a essere i suoi genitori, due persone che ai suoi occhi formano un tutt’uno. Entrambi i genitori continuano a essere responsabili del figlio o della figlia, anche se le loro strade si separano. In caso di divorzio, la regolamentazione dell’autorità parentale e del diritto di visita non deve diventare motivo di scontri inutili tra i genitori. Idealmente, i genitori separati dovrebbero assumere un atteggiamento di rispetto reciproco, soprattutto in presenza del bambino.
Evitate di trasformare il bambino in un oggetto di ricatto. L’autorità parentale congiunta è la soluzione: anche se separati, entrambi i genitori devono provvedere al bene del figlio o della figlia. Generalmente i genitori optano per l’autorità parentale congiunta, indipendentemente dal fatto che siano stati coniugati o conviventi. A seconda della procedura, l’autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA) competente o il tribunale approva o disciplina l’attribuzione dell’autorità parentale, i contributi di mantenimento e altre questioni.
Per tutelare il bene del bambino, l’autorità parentale può anche essere attribuita esclusivamente a uno solo dei genitori, tuttavia le condizioni da soddisfare sono molto rigide. Le disposizioni di legge prevedono che il figlio o la figlia abbia diritto a cure ottimali e che i relativi costi siano inclusi nel contributo di mantenimento.
I bambini hanno il diritto di amare entrambi i genitori e di costruire un rapporto indipendente con ognuno di loro. Non parlate male dell’altro genitore. Per migliorare la quotidianità nella nuova conformazione familiare, i bambini devono poter approfittare dell’autorità parentale congiunta e delle disposizioni vincolanti. Dite a vostro figlio che siete ancora sua mamma e suo papà e che gli volete entrambi bene anche se siete separati.
Una separazione può mettere a dura prova i genitori, ma la stessa cosa vale per il piccolo. Non vi è quindi da stupirsi se piange più del solito o se ha paura di rimanere solo anche per un breve periodo. Il bambino percepisce anche l’insicurezza e le preoccupazioni degli adulti e reagisce di conseguenza. Le sue paure possono manifestarsi anche in passeggeri disturbi alimentari e del sonno.
In alcuni casi, possono esserci anche altri stravolgimenti, come il cambiamento di domicilio, la ripresa dell’attività professionale del genitore affidatario o nuove persone di riferimento a cui doversi abituare. Diventa quindi necessario un esame approfondito della situazione e, se del caso, un riorientamento. La durata di questa fase non è da sottovalutarsi e non lo è nemmeno la gestione dell’accudimento e delle visite. Rendersi conto che il bambino è felice di poter andare dal padre o dalla madre non è sempre facile per il genitore a cui è stato affidato il piccolo. Il soggiorno del bambino presso l’altro genitore può però essere visto anche come un meritato momento di riposo e di relax.
Come uomo e come donna si vorrebbero magari dimenticare al più presto le esperienze difficili vissute con il o la partner e si preferirebbe quindi non sentirne nemmeno più parlare. In quanto madre e padre, però, il bambino e le sue domande obbligano a confrontarsi costantemente con l’altro genitore. Si tratta di un conflitto irrisolvibile che comunque con il passare del tempo perde spesso parte della sua importanza. Il bambino vuole sapere qual è il suo posto e, soprattutto in questa nuova situazione, ha più che mai bisogno di sentirsi protetto e amato.
Dopo un divorzio, le difficoltà nella gestione di tutti i problemi interiori ed esteriori possono perdurare ancora per molto tempo. È quindi opportuno e del tutto comprensibile chiedere un sostegno e un consiglio professionale anche nella fase «post separazione», per esempio rivolgendosi a un consultorio per le famiglie o per le coppie oppure a uno psicologo privato. Un aiuto supplementare lo potrete trovare anche presso la Federazione svizzera delle famiglie monoparentali. È inoltre sempre possibile contattare il nostro servizio di consulenza per i genitori (tel. 058 261 61 61), in qualsiasi momento, in modo anonimo e gratuito.
In caso di difficoltà nella gestione dell’autorità parentale congiunta, potete chiedere aiuto a specialisti del ramo.
L’autorità parentale è il dovere e il diritto di prendere per il figlio minorenne le decisioni per le quali egli è ancora troppo piccolo. Comprende le decisioni circa l’educazione, la formazione, la rappresentanza legale del bambino nonché l’amministrazione del suo patrimonio e il diritto di determinare il luogo di residenza.
In casi eccezionali e qualora l’affidamento congiunto dei genitori non sia compatibile con l’interesse del minore, con decisione del tribunale civile o dell’autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA), l’autorità parentale può essere attribuita esclusivamente a un unico genitore. Le coppie non sposate, separate o divorziate hanno diritto all’autorità parentale congiunta. Per le coppie non coniugate non è necessario che venga approvata una convenzione sulla ripartizione dei compiti di accudimento e delle spese di mantenimento. È sufficiente una dichiarazione comune con la quale i genitori dichiarano di essere pronti ad assumere congiuntamente la responsabilità del figlio. I genitori possono rilasciare la dichiarazione comune presso l’ufficio dello stato civile in occasione del riconoscimento di paternità oppure successivamente presso l’APMA. Occorre poi definire delle regole per quel che concerne l’accudimento del bambino e la suddivisione delle spese di mantenimento tenendo sempre in considerazione il bene del bambino.
La custodia fa parte dell’autorità parentale e comprende l’accudimento e la cura del bambino. Tale responsabilità include il diritto e il dovere di provvedere adeguatamente ai bisogni quotidiani del bambino.
La custodia alternata è possibile solo a condizione che l’organizzazione dell’accudimento e il tragitto per recarsi a scuola lo permettano nonché che sia preservato il bene del bambino. La ripartizione dei compiti va regolamentata in modo chiaro fra i genitori.