Bimbo che si arrampica.

Concessioni e divieti

Il vostro bebè nel nono mese di vita

Ora che il vostro bambino impara a muoversi autonomamente e che talvolta riesce persino a «scappare», sorgono nuove domande: cosa permettergli? Cosa vietargli? E soprattutto, come farlo nel modo migliore? Considerato che i bambini a questa età non sono ancora in grado di capire.

Forse, di recente, avete acquistato un nuovo impianto stereo. Ora anche vostra figlia o vostro figlio dimostra tutto il suo interesse per questo oggetto e anche con una certa caparbietà. Oppure la vostra pazienza sarà messa a dura prova se vi capiterà di tornare a casa stanchi dal lavoro, di bruciare la cena, di ricevere una telefonata sgradevole.

E nel frattempo il bimbo si mette a perlustrare un vaso di fiori e lo rovescia oppure si scatena in un assolo con i coperchi delle pentole!

Alcuni comportamenti dei bambini piccoli sono difficilmente comprensibili per gli adulti: noi non buttiamo gli oggetti per terra, non pasticciamo il cibo con le mani, non battiamo i bicchieri sul tavolo. Per i piccoli, invece, non si tratta di azioni insensate, bensì di esperienze essenziali per il loro sviluppo.

Scoprire le proprie possibilità

Giocando fanno molteplici esperienze sensoriali con le orecchie, gli occhi, la bocca, le mani e i piedi. Progressivamente scoprono se stessi e le proprie possibilità sperimentando al contempo le reazioni dell’ambiente circostante. Iniziano pure a sviluppare un senso per i suoni, per la consistenza dei materiali, per le forme, per lo spazio, per la distanza e per la forza di gravità.

Le possibilità di gioco nella quotidianità offrono quindi molte opportunità di apprendimento per la vita. Lasciate allora che i vostri bimbi abbiano molto spazio per muoversi, per esplorare e per sperimentare.







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Tutto attrae

I bambini desiderano partecipare a tutto ciò che fanno i loro genitori. Sono per esempio attratti dalla biancheria che state piegando… e se riescono ad agguantare anche solo un angolo di qualche indumento… hop, tutta la vostra pila si sfascia!

Questa loro intensa voglia di partecipare è a volte un po’ fastidiosa. Non si riesce più a fare niente senza essere disturbati. Occorre pazienza per non reagire in modo brusco. In questi casi può essere utile offrire un’alternativa al bambino. Il più delle volte, però, desidererà esattamente ciò che tenete in mano voi. Per evitare situazioni snervanti, sarebbe meglio rimandare le cose che desiderate fare senza essere disturbati al momento in cui vostra figlia o vostro figlio dorme o è accudito dalla baby-sitter.

Un cassetto per il bambino con utensili da cucina

Uno dei giochi preferiti di quasi tutti i bambini è svuotare i cassetti, gli scaffali e gli armadietti della cucina e degli altri ambienti della casa. In questi casi dimostrate il vostro talento organizzativo e la vostra flessibilità: cambiate posizione alle cose. Tutto quello non deve essere toccato dai bambini va messo in alto, fuori dalla loro portata. In basso potete lasciare gli oggetti non pericolosi, che non si rompono e che non richiedono troppo tempo per essere riordinati.

Come già proposto, mettete a disposizione del bambino un cassetto tutto per lui. Lo potete riempire con utensili da cucina che gli piacciono. Se, ogni tanto, ne cambiate il contenuto, la cosa diventerà ancora più interessante. Esistono in commercio speciali dispositivi di sicurezza per chiudere i cassetti; potete anche togliere le maniglie in modo che il piccino non possa aprirli.

Alla scoperta di cose nuove insieme al vostro bambino

Un altro consiglio: concedetevi il tempo per andare alla scoperta di cose nuove assieme al vostro bimbo e lasciatevi contagiare dal suo entusiasmo. Cercate di osservare il vostro appartamento con gli occhi del piccolo: vi stupirete di quante cose meravigliose potrete scoprire.

I bambini piccoli sono curiosi e vivacissimi. I disastri che talvolta combinano giocando sono sicuramente poco piacevoli, ma mai intenzionali. I bambini di quest’età non sono ancora in grado di prevedere e valutare le conseguenze delle loro azioni. Ciò che per l’adulto significa «distruzione», per il bambino significa «esperimento con risultati interessanti».

Trovare il modo di rimanere tranquilli

Il fatto che possano rompersi oggetti cari agli adulti o che i vasi dei fiori rovesciati obblighino i genitori a pulire non ha nessun significato per i bambini. L’impulso di scoprire fa creare disordine e molto lavoro di riordino, oltre a richiedere una continua attenzione affinché il bambino non si metta in situazioni pericolose.

Potrete evitare inutili arrabbiature e limitare il numero dei divieti allontanando gli oggetti non adatti alle mani di un bimbo piccolo. Forse il vostro appartamento sarà un pochino meno bello e accogliente di come lo vorreste, ma così vi creerete uno spazio di libertà e vi sentirete tranquilli nel lasciar girare il bambino in un appartamento adatto a lui, senza essere obbligati a tenerlo continuamente sott’occhio.

Il vostro piccolo continuerà a cercare e a prediligere la vostra vicinanza anche durante il gioco. Il contatto visivo con voi lo rassicurerà e gli permetterà di giocare tranquillo e rilassato.

Dire di no: come e quando







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Benché insistiamo sull’importanza della libertà d’azione per il bambino, non intendiamo dire che bisogna lasciargli fare tutto ciò che vuole. Ogni bambino deve imparare che ci sono cose che non può fare, sia perché potrebbero essere pericolose e potrebbe farsi male, sia perché i genitori non le permettono.

È giusto che i bambini imparino che non possono smontare l’impianto stereo per vedere cosa contiene, che non devono strappare l’album fotografico o svuotare la cassetta del gatto. I divieti vanno espressi e ripetuti in modo chiaro. Vi sarà un bimbo che li accetterà subito, mentre un altro li ignorerà e continuerà a fare di testa sua per tentare di capire come reagite.

Dal piccolo esploratore non potete aspettarvi un’immediata comprensione o addirittura una pronta accettazione. Questo processo di apprendimento richiede tempo. Ne occorrerà ancora un bel po’ prima che il vostro bambino sia in grado di capire perché qualcosa è vietato. L’educazione è tanto più efficace, quanto più i genitori si adeguano allo sviluppo del proprio bambino.

Pochi limiti, ma espressi in modo chiaro

Proibire e concedere richiede molta sensibilità e pazienza e stimola continuamente i genitori a valutare con spirito critico i limiti posti. Spiegate al vostro bimbo con parole semplici perché non può fare certe cose; ciò vi permetterà anche di verificare se i vostri divieti hanno senso.

Tenete inoltre presente che troppi divieti non limitano solo il bambino, ma anche voi, poiché – per coerenza – dovrete controllare che le vostre regole siano rispettate.

Pochi limiti, ma espressi in modo chiaro, saranno rispettati più facilmente. Quando dite di no, fatelo in modo chiaro e deciso. Il bambino deve sentire la vostra convinzione. Cercate di mantenere la calma e non mettetevi a gridare, anche qualora fosse necessario ripetere più volte il divieto. Picchiarlo sulle mani per farlo obbedire non è un buon metodo educativo. Di questo parleremo poco più avanti in un capitolo dedicato all’argomento.







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Pazienza, pazienza, pazienza…

Sappiamo per esperienza che i bambini di quest’età richiedono un’infinita pazienza e che i loro genitori non sempre ne hanno a sufficienza. Talvolta vi capiterà di non essere coerenti o di avere reazioni esagerate; infatti, non siete dei «robot educativi». Ci preme tuttavia sottolineare una cosa importante: le vostre affermazioni o il vostro comportamento non dovrebbero mai dare al bambino l’impressione che potreste non amarlo più perché fa qualcosa che a voi non piace.

Non ditegli che non è bravo, che non gli volete più bene. Non chiudetelo da solo nella sua camera. Se, comunque, in un momento di rabbia avete alzato la voce, provvedete a fare la pace il più presto possibile. Non lasciate piangere a lungo vostro figlio, prendetelo in braccio e dimostrategli che «la tempesta è ormai passata» e che va di nuovo tutto bene.

A proposito del picchiare

I bambini richiedono molta energia e qualche volta possono portare i genitori ai limiti della sopportazione. La maggior parte dei genitori conosce infatti quei sentimenti di rabbia che si accumulano, che diventano man mano più difficili da gestire, la voglia di picchiare o di scuotere il bambino, la difficoltà a controllarsi.

Capita che sia davvero il bambino la causa della loro irritazione, ma in molti casi i motivi del nervosismo e dell’impazienza non hanno nulla a che fare con il comportamento del bimbo. Anche se non sarà facile, imponetevi un «ALT» e fermatevi quando provate l’impulso di picchiarlo.

  • Mettete il bambino in un posto sicuro e allontanatevi per un attimo dalla stanza. Cercate di calmarvi e se capite di non riuscirci da soli, cercate aiuto.
  • Andate da una vicina o da un vicino, da un’amica o da un amico, telefonate al vostro o alla vostra partner o a qualcuno di cui vi fidate oppure chiamate la Consulenza per genitori di Pro Juventute.
  • Non scuotete e non picchiate il bambino: potreste ferirlo in modo grave o addirittura causarne la morte. Il bimbo, oltretutto, non capirà perché lo picchiate e non ne trarrà nessun insegnamento.
  • Picchiando il bambino non lo educate, al massimo lo fate sentire triste, deluso, scoraggiato e impaurito.
  • È ancora molto diffusa l’opinione che «una sculacciata al momento giusto» non abbia mai fatto male a nessuno e che non significhi «picchiare». A queste opinioni desideriamo contrapporre in modo molto chiaro un altro punto di vista: schiaffi, sberle e sculacciate sono percosse e non vanno utilizzate come metodo educativo.

Chiedere aiuto

Capita di trovarsi in situazioni in cui tutti i buoni propositi svaniscono, poiché non si sa più che pesci pigliare. I motivi possono essere i più disparati: il bambino è una personcina davvero molto decisa che continua a fare ciò che non dovrebbe oppure voi siete troppo stanchi, vi sentite sopraffatti dalla quotidianità con il bambino e con i lavori in casa oppure avete problemi finanziari, con il partner, con il lavoro e così via.

Non è facile superare i propri timori e cercare aiuto presso un ufficio di consulenza familiare o educativa. Esistono tuttavia situazioni in cui è sicuramente meglio chiedere aiuto. Molte volte bastano pochi colloqui per chiarire le cose e per riuscire a vederle con maggiore serenità. In queste situazioni difficili anche i pediatri, le consulenti materno pediatriche, il soccorso telefonico per genitori in difficoltà o altri centri specializzati, possono essere dei buoni interlocutori.

Parlare di questioni educative

Durante i primi mesi di vita di vostra figlia o di vostro figlio vi preoccupavate soprattutto di questioni riguardanti la cura del bambino e il vostro rapporto con lui. Man mano che il bimbo cresce, saranno piuttosto le questioni educative a occupare la vostra mente. Quale sarà il limite giusto fra concessioni e divieti? Come mi comporto, quando mi sento sopraffatta o sopraffatto? Sto viziando il mio bambino? Queste domande preoccupano quasi tutti i genitori, perché allora non parlarne assieme?

Le diverse opinioni aiutano a trovare la propria via e talvolta è di grande aiuto capire che gli altri genitori hanno le stesse preoccupazioni. Nella vita quotidiana di un genitore ci sono molti momenti di gioia, ma anche momenti più difficili; ci si sente insicuri e impauriti e a volte in collera con il bambino.

Essere genitori crea un legame

Benché tutti i bambini e tutti i genitori siano diversi fra loro, il semplice fatto di essere genitori crea un legame. Guardare oltre il proprio piccolo nucleo familiare può essere stimolante e procurare nuovi contatti. In quasi tutte le località più grandi esistono gruppi, associazioni o centri di formazione per genitori o famiglie. Queste organizzazioni offrono serate o gruppi di discussione e organizzano cicli di conferenze su temi legati all’educazione.

Esistono per esempio punti d’incontro per famiglie monoparentali, per genitori di bambini diversamente abili, per genitori di gemelli e plurigemini o anche gruppi di gioco per bambini piccoli. Chiedete informazioni presso il vostro Comune, la consulente materno pediatrica, gli uffici per la gioventù, la parrocchia, le associazioni femminili o l’associazione mantello per la formazione dei genitori.

Partecipare a questi incontri o a queste manifestazioni rappresenta un ulteriore onere per i genitori. Se siete già oberati di lavoro, a casa o fuori, forse non sarete molto motivati a occuparvi di problemi educativi anche durante il vostro tempo libero. Tuttavia, fare nuove esperienze, imparare a conoscere se stessi e il proprio ruolo di genitore è arricchente e dà nuova energia, più libertà e sicurezza.

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