Quando i genitori litigano con i propri figli
Cinque anni e nove mesi
A volte basta davvero poco perché scoppi una lite tra genitori e figli. In questi casi è bene venire a capo delle cause e individuare insieme delle soluzioni.
Nella vita di tutti i giorni le liti scoppiano spesso per una bazzecola: Manuele si rifiuta di andare a dormire; Elvira ha disseminato l’intero appartamento di giocattoli; Marco lascia la sua giacca per terra.
Un «se non fai subito... allora io...!» ha vita breve e non è sempre impresa facile trovare dei castighi che si addicano alle «malefatte» del bambino.
Affermazioni del tipo: «Guarda tuo fratello come ha già messo tutto bene in ordine» oppure «Non sei mai capace di fare un po’ di ordine, sei un casinista proprio come tuo padre!» non fanno altro che attribuire ai bambini dei ruoli che talvolta tentano cocciutamente di realizzare.
In fin dei conti potete anche chiudere un occhio. Se tuttavia ignorate regolarmente il suo comportamento irritante, vostro figlio non saprà mai quali sono i limiti, né capirà perché i genitori esplodono all’improvviso per un «nonnulla», dando sfogo a tutte le loro frustrazioni represse.
Individuare le cause dei litigi
A lungo termine vale la pena scoprire le cause di una reazione collerica, esprimere con chiarezza i propri sentimenti e desideri e coinvolgere tutti gli interessati nella ricerca di una soluzione.
Nel caso del disordine dei bambini si tratta concretamente di chiedersi:
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È il disordine a disturbarmi o sono teso comunque e mi sto solo sfogando? (La camera dei bambini immersa nel disordine più assoluto ci apparirà sotto un’altra luce se osserveremo nostro figlio tranquillamente intento a giocare al suo interno).
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I bambini sanno cosa mi aspetto? Dico chiaramente «Non voglio che lasciate le scarpe in corridoio!»?
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Ho già tematizzato le cose anche con gli altri: «Mi disturba molto, come potremmo fare per risolvere la cosa?»?
La sera, non appena rientra sua madre, Valentina vuole giocare con lei. La donna tuttavia ha dapprima bisogno di rilassarsi. «Lasciami in pace!», ribatte, e la bambina si allontana tutta offesa. Il giorno dopo, allora, la mamma acconsente, ma gioca annoiata con i cubetti mentre la sua irritazione cresce, vista la corrispondenza inevasa ammucchiata sul tavolo. A un tratto chiede a Valentina: «Tu vuoi giocare, io vorrei riposarmi, e prima o poi dobbiamo anche cenare, come possiamo fare?» Valentina ci pensa un attimo e acconsente a fare una breve pausa «fino a quando la lancetta grande non sarà arrivata in cima», poi si gioca «fino a quando la lancetta sarà in basso», e «dopo ti aiuto ad apparecchiare», conclude con fierezza.
«I genitori sono stupidi!»
Gli avete già «detto mille volte che...» e vostro figlio fa ancora orecchie da mercante. Oppure è in vena di litigare e prende tutto sul personale. Certe volte è la scelta delle parole a fare la differenza: «Per favore puoi sistemare i tuoi cubetti?» sembra quasi un’esortazione a rispondere «No». Con le interminabili discussioni che ne seguono. Quando in sostanza il bambino non ha nessuna scelta è meglio optare per un «Ora metti a posto i tuoi cubetti per favore!»
Talvolta è meglio evitare gli ordini o le lunghe spiegazioni, dire piuttosto subito quale sarà la conseguenza e passare ai fatti. I genitori ne traggono giovamento e i patti chiari distendono il rapporto con i figli. Ecco qualche esempio di cosiddette conseguenze logiche:
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Non vuole venire a tavola? Spiegare al bambino che adesso è ora di mangiare e che poi si sparecchia. Se il bambino non verrà a tavola, non ci sarà più niente da mangiare fino al prossimo pasto (o spuntino) o al massimo un pezzo di pane.
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Il bambino si rifiuta di mettere in ordine? Spiegare che allora adesso lo faranno i genitori, ma che poi non avranno più tempo per giocare insieme.
«Sei proprio stupida!» potrebbe essere la reazione. Niente paura, è del tutto normale che gli adulti non siano sempre e solo «buoni». La rabbia del bambino svanirà se saprà comprendere le ragioni del vostro comportamento. L’importante con le conseguenze logiche è che vi sia una relazione diretta con il comportamento del bambino. Poiché tuttavia si tratta anche di una forma di punizione, vi si dovrebbe ricorrere con moderazione.
«Non sei neanche il mio vero papà!»
«Tu non mi devi proprio dire niente!» sbottano talvolta i bambini di famiglie ricostituite, rivolgendosi alla nuova figura genitoriale. Una situazione esplosiva! Consigliamo di stabilire chiaramente quali siano i ruoli e le competenze educative dei nuovi membri del nucleo familiare. In particolare i figli più grandi vi saranno grati se con il «nuovo» papà o la «nuova» mamma non arriveranno anche nuove regole. Quello che preferiscono è che in tema di educazione i «nuovi arrivati» diano solo qualche consiglio...
Ma in fondo perché si litiga?
Sia tra adulti che tra bambini, quando si litiga si vogliono cose diverse uno dall’altro. Tante volte il fatto in sé non è la vera ragione del litigio. Non è la borsa da ginnastica lasciata una volta ancora sul tappeto a dare sui nervi, ma è il fattore scatenante. In realtà sono le preoccupazioni sul lavoro, le crisi di coppia o lo stress domestico che strapazzano i nervi. Vale la pena di individuare le vere cause del disagio invece di combatterne soltanto i sintomi: cosa mi ha fatto arrabbiare così tanto? E i bambini lo capiscono?
«Oggi sono incavolata, ho avuto una giornataccia in ufficio!» è più facilmente comprensibile dagli altri membri della famiglia di una valanga di improperi riversati «a ciel sereno» a causa di un calzino dimenticato in cucina.
Risolvere con fantasia le «liti territoriali»!
Talvolta è la mancanza di spazio a scatenare una lite. Non di rado la camera dei bambini è la più piccola di tutta la casa e si trova «ad anni luce» dalla cucina. I bambini giocano volentieri nelle vicinanze dei genitori e per una caccia al leone o un vero castello di coperte occorre più spazio di quanto possa offrire la cameretta. Perché non cambiare? Spesso la camera dei genitori, che nella maggior parte dei casi è più spaziosa, si addice meglio ai bisogni dei bambini, mentre lo spazio esiguo della cameretta è sufficiente a soddisfare le esigenze dei grandi.
Anche i genitori possono sbagliare
I conflitti con i bambini degenerano rapidamente. Abbandonate il «ring» prima di cadere al tappeto. Andate in un altro locale, scaraventate un cuscino sulla parete, contate fino a 40, bevete un bicchiere d’acqua o immaginatevi la scena vista dall’alto, con i problemi molto lontani e relativamente piccini.
A parte questo, anche i genitori hanno il diritto di essere offesi o arrabbiati. Ammettete di aver reagito in malo modo, scusatevi con vostro figlio, fate la pace. I bambini devono sapere perché vi siete incolleriti. Assieme potete discutere come avreste potuto evitare lo sfogo, sia da una parte che dall’altra. Ai bambini giova vedere che anche i grandi possono sbagliare e sono pronti a concedere ai genitori una seconda occasione. In fondo è per il bene di tutti.
Mangiare «come un maialino» o secondo il galateo
In situazioni conflittuali o in generale: le sorprese e il senso dello humour fanno bene al tran tran educativo. Che ne dite, ad esempio, di un pranzo «da maialino» ogni primo lunedì del mese?
Queste esagerazioni sono divertenti e i comportamenti inappropriati perdono il loro fascino. E chissà che non ci sia spazio anche per una «giornata da galateo», così, tanto per provare.
Non si picchia!
Ceffoni e botte sono una forma di castigo sempre attuale. Talvolta si punisce secondo il principio che: «Una sberla ben assestata non ha mai fatto male a nessuno». Molto spesso però le maniere forti sono espressione di impotenza. Tutti i genitori conoscono situazioni che li fanno andare su tutte le furie. I bambini vogliono sperimentare i limiti e punzecchiano fino a farci saltare i nervi. E se «ci scappa la sberla», (troppo) spesso la cosa diventa un tabù!
Le botte come misura educativa non servono a niente, al contrario, fanno solo danni! Anche se a breve termine permette di imporsi, la violenza non aiuta a raggiungere i propri obiettivi, spesso peggiora la situazione e alla lunga non porta mai all’effetto educativo sperato.
I ceffoni e le tirate di capelli servono al massimo ad «addestrare» i bambini a un comportamento corretto, senza che possano capire o riconoscere i meccanismi. Imparano invece che la violenza è uno strumento di potere che può essere impiegato contro i più deboli. La violenza dei genitori (come picchiare, dare pizzicotti, scuotere, ma anche il fatto di ignorare, deridere, ridicolizzare) umilia, distrugge l’autostima del bambino e mina il rapporto di fiducia tra genitori e figli.
Perdete spesso o addirittura regolarmente il controllo? Fatevi assolutamente aiutare. Nella vita (di famiglia) ci sono situazioni in cui si ha bisogno di sostegno. Si può imparare a sfogare diversamente la rabbia e ridefinire i limiti. Per le prime consulenze anonime al telefono potete rivolgervi alla consulenza telefonica di Pro Juventute o ai consultori per genitori.