Sette bimbi si tengono per mano percorrendo un corridoio.

Diritti dell’infanzia: diritti per tutti

Quattro anni e tre mesi

Uno dei principi fondamentali della Convenzione sui diritti dell’infanzia è quello della non discriminazione.

Secondo il principio della non discriminazione tutti gli altri diritti enunciati nella Convenzione, come il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto all’educazione, il diritto al gioco e al tempo libero o il diritto alla protezione dalla violenza si applicano senza eccezione alcuna a tutti i bambini.

La discriminazione include ogni forma di distinzione, esclusione, limitazione o preferenza basate su criteri – come il sesso, il colore della pelle, la religione, le convinzioni politiche o di qualsiasi altra natura, il Paese di origine e via dicendo – che violano o limitano i diritti dei bambini.

Da tre mesi, Ayla, sette anni, vive con la sua famiglia in un centro per rifugiati, dove è costretta a condividere spazi limitati con molte altre persone. Ayla non ha la possibilità di appartarsi. Le occasioni di giocare sono poche e per il momento non può frequentare la scuola.

La discriminazione può essere ricondotta a motivi di varia natura. I bambini rischiano di essere discriminati più degli adulti. A causa della loro vulnerabilità e dipendenza dagli adulti, spesso non vengono considerati membri a pieno titolo della società. Nella quotidianità questa situazione svantaggiata emerge, per esempio, quando gli adulti fanno passare per capricci le emozioni di un bambino, considerano poco importanti le sue opinioni o ne trascurano i bisogni.

I bambini possono anche essere discriminati indirettamente a causa delle caratteristiche dei loro genitori o della loro famiglia, per esempio quando un bambino viene escluso da un determinato evento sociale a causa dell’appartenenza religiosa o di una data convinzione dei suoi genitori o quando non può beneficiare di determinate cure mediche.

Bambini particolarmente vulnerabili

Vi sono bambini che sono oltremodo colpiti dalla discriminazione. Lo dimostrano le storie di bambini come Ayla, che sono estremamente vulnerabili a causa del loro vissuto e della situazione che stanno attraversando. Anche i bambini disabili o con malattie croniche sono particolarmente vulnerabili, tanto quanto i bambini vittime di violenza domestica e di trascuratezza, i bambini i cui genitori soffrono di malattie fisiche o psichiche o i bambini che vivono in un contesto di povertà. Spesso questi bambini sono penalizzati a più livelli.

La famiglia di Yunis, un bambino di quattro anni, vive in Svizzera da parecchio tempo, ma finora non è ancora chiaro se potrà restare nel nostro Paese. Yunis è nato in Svizzera e sta per iniziare la scuola dell’infanzia, ma non sa una parola di italiano. Alla scuola dell’infanzia segue un corso di lingua e le sue capacità di capire e di esprimersi in italiano fanno passi da gigante. Tuttavia Yunis fa ancora molta fatica ad apprendere quello che gli insegnano alla scuola dell’infanzia.

Il principio della non discriminazione non significa che tutti i bambini debbano essere trattati allo stesso modo. Per dare loro le stesse opportunità, i bambini svantaggiati e particolarmente vulnerabili hanno il diritto di essere seguiti in maniera mirata.

I bambini che a casa, per esempio, parlano una o più lingue straniere hanno bisogno di un sostegno specifico per imparare la lingua del luogo. Altrimenti, rispetto agli allievi che sin dall’inizio dell’iter scolastico parlano la lingua locale, hanno meno probabilità di seguire un percorso formativo consono al loro potenziale.

I bambini hanno diritti

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è stata sviluppata come uno strumento internazionale di tutela dei diritti umani ed è entrata in vigore nel 1989. I diritti sanciti nella Convenzione si applicano universalmente ai bambini e agli adolescenti da zero a 18 anni. Tutti gli Stati, tranne uno, hanno sottoscritto la Convenzione, il che dimostra l’importanza attribuita a livello mondiale ai diritti dell’infanzia. Nel 1997, anche la Svizzera si è impegnata a garantire l’applicazione di tali diritti nel nostro Paese. Va comunque detto che i diritti sanciti nella Convenzione, messi in atto grazie all’interazione tra Stato, genitori e bambini, vengono applicati in modo molto diverso nei vari Stati.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza comprende diritti umani di carattere generale come la libertà di pensiero, di coscienza e di religione o il diritto all’educazione e alla salute. Inoltre, dato che i bambini sono particolarmente vulnerabili e che, a causa della loro posizione nella società, non sono in grado di far rispettare i loro diritti da soli, la Convenzione prevede dei diritti speciali. I bambini hanno bisogno di una protezione particolare, di cure particolari e di adulti che garantiscano loro il diritto di essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano. In relazione ai bambini con disabilità, la Convenzione sottolinea il loro diritto a condurre una vita piena e dignitosa, in condizioni che favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro partecipazione attiva alla vita sociale.

Per la prima volta nella storia, grazie alla Convenzione ONU, i bambini e gli adolescenti sono considerati attori e individui a sé stanti. Quest’ottica è confluita anche nelle leggi, per esempio nel diritto svizzero di protezione dei minori e degli adulti. Allo stesso modo quest’ottica è fondamentale affinché i genitori possano ottemperare al loro obbligo educativo e sostenere i loro figli nell’esercizio dei loro diritti.

Discriminazione dovuta all’età

I genitori di Milo, cinque anni, si separano. Visto che in generale in Svizzera i bambini vengono ascoltati solo a partire dai sei anni, al momento la voce di Milo non conta.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia invita a considerare i bambini individui con diritti specifici e attori a sé stanti, il che significa che vanno prese in considerazione le loro capacità in continua evoluzione. Sin dall’inizio, i bambini dovrebbero poter esercitare i loro diritti in modo consono alla loro età e al loro grado di sviluppo. Tuttavia non solo per quanto riguarda il diritto di essere ascoltati, ma anche in altri ambiti, ai bambini è spesso preclusa la possibilità di far valere un diritto in base alle loro capacità a causa di una limitazione dovuta all’età.

Aspettative diverse

Ben, quattro anni, ama andare alla scuola dell’infanzia indossando una gonna rosa. Lara, 14 anni, sogna di diventare ballerina, Leon, otto anni, preferisce giocare con le bambine, Marika, 16 anni, si è innamorata di una ragazza, Diego, cinque anni, frequenta un club di calcio.

Non solo le ragazze e i ragazzi che hanno le classiche caratteristiche femminili e maschili, ma anche i bambini e gli adolescenti che si differenziano dagli altri rispetto al loro sesso biologico, per la loro identità sessuale o per il loro comportamento hanno gli stessi diritti. Si tratta di un principio che in Svizzera praticamente nessuno contesta, ma come stanno le cose nella realtà di tutti i giorni? Inconsciamente che cosa vi aspettate dai vostri figli? Permettete a vostro figlio di andare alla scuola dell’infanzia con una gonna rosa? Da un ragazzo vi aspettate che sia forte e che sappia tenere duro? E qual è la vostra idea di ragazza? Vi sentite sconvolti se un bambino non si comporta come vi aspettereste da un rappresentante del suo sesso?

Per quanto riguarda l’identità sessuale, i ruoli tipicamente maschili o femminili e l’orientamento sessuale, vi sono ancora parecchie aspettative legate a paure e pregiudizi. Per permettere ai bambini di sviluppare il loro potenziale, è importante che i genitori mettano regolarmente in discussione le loro aspettative (spesso inconsce), i loro pregiudizi e le loro paure.

I genitori e gli adulti in generale dovrebbero essere consapevoli delle varie forme di discriminazione esistenti e dei fattori che possono causare una discriminazione. Il principio della non discriminazione ha lo scopo di permettere ai bambini di essere considerati individui a sé stanti e a pieno titolo e di svilupparsi secondo le loro capacità.

Nella Convenzione sui diritti dell’infanzia la non discriminazione è enunciata come principio fondamentale nell’articolo 2. Questo principio è imprescindibile per garantire tutti gli altri diritti a tutti i bambini.

Questo articolo è stato elaborato da Protezione dell’infanzia Svizzera.

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