Un bimbo dipinge insieme al papà.

Comunicare e fissare le regole di comune accordo

Cinque anni e sei mesi

Litigi, confusione e mancanza di tempo possono influire sull’atmosfera familiare. È importante mettere al centro la famiglia, parlare e stabilire delle regole.

Durante la giornata il ritmo è spesso caotico: i genitori rientrano stressati dal lavoro. Una lite al ritorno dall’asilo pesa ancora sul morale dei bambini. Nessuno ha tempo, ci si lamenta di tutto, fioccano i rimproveri. L’atmosfera è gelida… Giornate che capitano. Se diventano la regola si sta sempre peggio. Per evitare di arrivare a tanto bisogna riservare un posto d’onore alla cura della vita in famiglia. E in tal senso la comunicazione è tutto.

Parlare e ascoltare

Il dialogo serve a scambiarsi opinioni e chiarire la situazione. Bisogna assolutamente riservarsi tempo e spazio, altrimenti le cose precipitano e si discute soltanto quando il clima è già «rovento».

Per parlare si presta molto bene il tavolo da pranzo. Il dialogo può però instaurarsi anche durante una passeggiata. O alla sera, sul ciglio del letto. Anche durante le faccende ci si può ritagliare un momento di tranquillità, e molti genitori riservano una serata alla settimana per uno scambio a quattr’occhi. Ovviamente si parla dei figli, ma anche delle soddisfazioni e dei crucci sul lavoro o nel tempo libero.

Tra genitori…

«Sono preoccupato per…» potrebbe essere l’inizio di un colloquio tra genitori. Spesso però il commento che segue non prende sul serio l’esternazione («Non preoccuparti, all’asilo questo problema ce l’hanno in molti…»), oppure la reazione è affrettata («Telefono subito alla maestra, magari basta solo…?»).

Affinché le discussioni siano fruttuose e sfocino in soluzioni appropriate bisogna ascoltare e immedesimarsi. Facile a dirsi, anche se per la messa in pratica serve un po’ di esercizio. Il colloquio potrebbe ad esempio proseguire così: «Cosa intendi esattamente? Io non ho mai notato niente…».

Parlarsi significa

  • prendersi il tempo di intavolare un discorso;

  • esprimersi in prima persona («Credo…», «Mi sento…»);

  • ascoltare (fate le prove: lasciate che ognuno di voi possa parlare per 10 minuti senza essere interrotto!);

  • rispettare l’opinione altrui e cercare di comprenderla (ripetere quanto sentito aiuta a prevenire i malintesi);

  • spiegare con calma e senza rimproveri come ci si sente (spesso bisogna prima chiarire a sé stessi cosa ci irrita o disturba veramente!);

  • ridere dei malintesi;

  • avanzare delle proposte per l’ulteriore vita in comune.

Come su un ottovolante

Paola «ribolle» di rabbia: il fratellino è strisciato per l’ennesima volta sopra lo zoo di felini che aveva appena costruito con meticolosa cura. Suo padre invece non sopporta che lasci lo zainetto della merenda dietro la porta, così che tutti vi inciampano sopra. Mezz’ora dopo sono tutti e tre seduti sul divano a guardare tranquillamente delle vecchie foto.

Le famiglie non sono sempre di buona luna, perché dove c’è vita ci sono anche conflitti e tensioni. Oltre agli alti e bassi, ogni famiglia ha il suo stato d’animo di base, ovvero la propria «atmosfera familiare». Vale la pena osservare la propria famiglia dall’esterno! Perché la sera siamo spesso di pessimo umore? Cosa ci fa ridere così a crepapelle?

Educazione: un gioco da ragazzi?

L’educazione sembra più facile che mai, a ogni angolo troviamo consultori e manuali pronti a elargire utili consigli. Ma è proprio questa abbondanza a sconcertare. Come in un labirinto, a ogni incrocio troviamo un esperto che consiglia una diversa via da seguire. Molti genitori vi si avventurano titubanti, chiedendosi nel contempo se un’altra direzione non sia altrettanto valida.

Uno dei problemi fondamentali è che spesso non si cerca una buona soluzione, ma quella perfetta. Tuttavia, l’educazione non è mai perfetta. Anziché perseverare cocciutamente su una strada varrebbe la pena essere più flessibili e confessare la propria incompiutezza. Le situazioni si presentano senza preavviso, spesso bisogna trovare delle vie alternative e per risolvere i problemi occorrono soluzioni creative, improvvisazione e molto humour. Bisogna anche avere il coraggio di distanziarsi dalla marea di consigli per trovare il proprio stile e ascoltare la «pancia».

Discutere di educazione

Nella discussione con il vostro partner o –se siete soli – con altri genitori elaborate i vostri principi educativi, cui potrete sempre appellarvi in caso di smarrimento. Facciamo un esempio: «Per me è importante che nella vita di famiglia si considerino sia i bisogni dei bambini che le esigenze degli adulti!».

Anche se non è sempre facile osservarle, le regole servono anche da punto fermo cui potete fare riferimento nei momenti di stress. Fermatevi un attimo e riflettete su cosa volete veramente. Vale la pena di abbandonarsi a una discussione di principio o si può anche chiudere un occhio? Mi ostino affinché i bambini vadano a letto all’ora pattuita e i grandi abbiano un po’ di tempo per sé? Oppure faccio un’eccezione perché è arrivato l’adorato zio?

Chiarire l’educazione

  • Che tipo di esperienze familiari ci portiamo dietro? Magari regole e rituali della nostra infanzia influenzano in modo palese o inconscio l’attuale vita di famiglia?

  • Come vogliamo impostare la nostra vita di famiglia ora e in futuro? Ad esempio, dedichiamo il sabato allo sport?

  • E come ci organizziamo? Proviamo diverse attività per trovare quella più adatta all’intera famiglia.

  • Quali regole dette e non dette vigono nella nostra famiglia? Ad esempio, non si mangia fuori dalla cucina?

  • Le regole vengono rispettate? I bambini sono in grado di comprendere le conseguenze di una loro violazione? Ad esempio, se mangiati in camera, i biscotti vengono riportati immediatamente in cucina senza troppi preamboli, discussioni o minacce.

  • Riesco a essere coerente? Perché (no)?

  • I patti sono ancora attuali o andrebbero adeguati? (Forse farebbe piacere a tutti sgranocchiare qualcosa in salotto mentre si fa il gioco dell’oca).

  • Chi si assume quale ruolo (tenero, severo, collaborativo, punitivo) e come vivono la ripartizione gli interessati?

Parlare con gli altri

In che misura le famiglie intrattengano contatti con il mondo esterno varia parecchio. Tuttavia, il passo verso l’esterno – piccolo o grande che sia – è sempre pagante, anche se spesso richiede forza di volontà.

Le altre famiglie – piccole, monoparentali o patchwork – sono alle prese con situazioni analoghe. E dalla loro prospettiva le difficoltà appaiono sotto un’altra luce. Le discussioni sull’educazione dei figli e la vita in famiglia danno nuovi stimoli e vivacizzano il tran tran quotidiano.

Può capitare che le abitazioni e le abitudini altrui risveglino dei desideri. Ai bambini va spiegato perché a casa loro i soldi vengano destinati ad altri scopi, ai pasti o per quanto riguarda la TV vigano altre regole, le vacanze vengano trascorse in posti diversi rispetto ai vicini o ai conoscenti. I bambini devono imparare a vivere con le contraddizioni.

Lasciatevi magari coinvolgere da una discussione e chissà che non vi troviate nuova ispirazione! Lo scambio con l’esterno aiuta i genitori a mantenere una certa flessibilità e a riconsiderare il proprio comportamento: «No, non vogliamo fare così tanto sport come i Rossi…» oppure «Farebbe bene anche a noi fissare le regole a tavolino come fa la signora Bernasconi con i suoi due figli!».

I bambini hanno bisogno di contatti

Per tutti i bambini, e in particolare per quelli che crescono senza fratelli e che magari vedono raramente uno dei genitori, il contatto con altre persone, uomini e donne, altre famiglie, altri bambini, è fondamentale. La famiglia da sola non può e non deve sostituire l’intera gamma di rapporti umani.

Per trovare e sviluppare la propria identità i bambini hanno bisogno di modelli di genere ed età diversa e appartenenti ad ambo i sessi. Trovano sensazionale che gli amici possano unirsi a loro per la scampagnata domenicale o addirittura in vacanza, e nella maggior parte dei casi non sono soltanto i genitori affidanti a trarne vantaggio, ma anche quelli ospitanti!

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