Cinque anni
La paura è un’emozione normale, fastidiosa o perfino utile? In alcuni casi, per superarla, bastano un po’ di coraggio e un briciolo di fiducia.
La paura fa parte della vita e del normale sviluppo. I bambini piccoli, ad esempio, manifestano spesso timore per gli estranei proprio quando iniziano a «gattonare» o a camminare, ovvero quando potrebbero mettersi da soli in situazioni pericolose. In questo caso la paura dell’ignoto li trattiene come una specie di elastico virtuale. A questa età gli stati d’ansia si possono però presentare anche di fronte all’aspirapolvere o a una persona con gli occhiali.
Un po’ più grandicelli, i bambini sono intimoriti da figure fantastiche come le streghe e i mostri. Durante questa cosiddetta «fase magica» le cose inanimate diventano apparizioni reali e spesso minacciose. L’incomprensibile viene così chiarito mediante spiegazioni inquietanti, fantastiche o «magiche», appunto: quel rumore in bagno era un drago? Che cos’è quel fruscio nell’armadio, ci sono i ladri?
Molto comune è anche la paura dei temporali, dei locali bui, di lavare i capelli, del fuoco o dei lombrichi. All’asilo, e più tardi a scuola, si aggiungono i timori di determinate situazioni, ad esempio dover raccontare qualcosa ad alta voce di fronte agli altri, trovare la propria collocazione all’interno di un gruppo, perdere un amico, essere derisi e via di seguito. Non tutti hanno paura delle stesse cose, e non con la stessa intensità. Inoltre, non sempre i timori di un bambino sono comprensibili e classificabili agli occhi dei genitori.
Samuele sta giocando nella sua camera mentre i suoi genitori parlano a bassa voce di un grave incidente in cui è coinvolta una collega di lavoro del papà. Improvvisamente, il piccolo, che ha cinque anni, appare sulla porta. Né la mamma né il papà lo hanno sentito arrivare. Avrà sentito qualcosa di quello che dicevano? Nessuno dei due può saperlo. Apparentemente tranquillo, il bimbo chiede un bicchiere d’acqua. Tre settimane più tardi la madre si reca al lavoro, eccezionalmente in auto. Samuele la segue con lo sguardo e poco dopo scoppia a piangere, in preda alla disperazione. Tra i singhiozzi dice al padre: «Non voglio che succeda qualcosa alla mamma!»
«Non devi avere paura!» è senz’altro la reazione più probabile. Eppure il bambino è visibilmente in preda al panico e queste parole, anche se dette a fin di bene, non lo possono sollevare. Un’affermazione del tipo «Questo ti fa paura, vero?» prende invece sul serio i sentimenti del bambino. Per aiutarlo, consolatelo e tenetelo stretto tra le vostre braccia fintanto che non si sarà calmato.
La paura non lascia nessuno indifferente, come testimoniano i numerosi modi di dire sull’argomento: raggela il sangue, fa sudare freddo, blocca il respiro o fa tremare le gambe. Dal panico ammutoliamo, ci viene la pelle d’oca o raggeliamo. Lo spavento ci fa sgranare gli occhi, battere i denti o andare il sangue in acqua, e può anche capitare di aver paura della propria ombra.
Eppure la paura non è soltanto noiosa e fastidiosa, è anche utile: la paura ci trattiene dall’accarezzare un cane ringhioso e ci impedisce di fare acrobazie sul parapetto del balcone. La paura è una sensazione che ci sprona a controllare il grado di pericolosità di una situazione, a essere cauti, a spostarci di lato o ad allontanarci.
Parlarne – senza troppi consigli o domande – è per molti bambini un modo in più per sconfiggere la paura! Magari papà potrà raccontare di avere anche lui a volte paura degli incidenti d’auto. Vostro figlio ascolterà con interesse che da piccolo zio Luigi credeva ci fossero degli assassini in cantina, e che la mamma – da bambina – saltava velocissima sul letto per evitare di essere afferrata da chi si sarebbe potuto nascondere sotto. Con sollievo capisce così di non essere il solo ad aver paura, e soprattutto impara a non doversi vergognare dei suoi stati d’animo, dimostrando con questo tutto il suo coraggio!
Quasi dimenticavamo: aver paura o dimostrare coraggio non è una questione legata al sesso. I maschi non nascono eroi e le bambine non sono timide per natura. Con quanta sicurezza di sé affrontino la vita, dipende in primo luogo dalla personalità, ma anche e soprattutto dalle norme sociali e dall’educazione ricevuta.
«‹Per l’amor del cielo, tesoro, non far cadere la ciotola!› gridò mia zia. Con la sua voce acuta e stridula mi spaventò a tal punto che mollai l’oggetto, prima saldamente nelle mie mani...»
Paloma, all’epoca 5 anni
La paura della miriade di possibili pericoli può sfociare nell’iperprotezione. Non costringete vostro figlio sotto una campana di vetro. Confidate nelle sue capacità: lasciategli maneggiare qualcosa di fragile, risolvere da solo il battibecco con il vicino, tagliare la verdura con un coltello affilato, avviarsi senza di voi in un posto conosciuto o arrampicarsi da vero «spericolato».
Date fiducia a vostro figlio e concedetegli il tempo di discutere con voi i problemi. In caso di difficoltà lasciate tuttavia – se possibile – che se la sbrogli da solo.
I bambini devono costantemente mettere alla prova le proprie capacità e i propri limiti. Il compito degli adulti è garantire la sicurezza, specie se i piccoli non sono ancora in grado di valutare da soli i pericoli che corrono, ad esempio in mezzo al traffico. In molte altre situazioni possono invece imparare a valutare correttamente sia se stessi che i rischi.
A proposito: in molte famiglie c’è un genitore più timoroso dell’altro. Nell’approccio educativo la diversità di vedute è spesso fonte di tensioni. «È troppo pericoloso», sbotta la madre, mentre per il padre la sfida non è mai abbastanza avvincente. In certi casi occorre prudenza, in altri vale la pena di osare di più.
Ai bambini piace poter fare gli «scavezzacollo» e apprezzano di non venir interrotti subito da un perentorio no. Date loro fiducia. Cosa può succedere nella peggiore delle ipotesi? Probabilmente soltanto qualche livido. Il coraggio incoraggia, sia i piccoli che i grandi!
I vostri figli siedono stretti stretti accanto a voi sul divano e ascoltano – tra l’atterrito e l’incantato – una storia di fantasmi. Oppure si abbandonano – in un misto di gioia e timore – a quella sensazione di vuoto allo stomaco ogni volta che l’ottovolante si butta in una curva. Molti provano un certo gusto a sperimentare la paura e sono fieri quando vedono che la propria forza di resistenza aumenta. Ascoltare una storia da brivido in braccio ai genitori, giocare a nascondino nel buio della camera o fare i fantasmi con una torcia in mano: un modo come un altro di esorcizzare la paura!