Quattro anni
Ogni corpo è unico. I genitori possono essere d’esempio nel coltivare un rapporto amorevole verso il proprio corpo.
Quando lo stomaco è vuoto, brontola forte. Dopo tanto saltare, le nostre bocche sono asciutte e abbiamo sete. Quando sentiamo l’odore del pepe, dobbiamo starnutire. Il nostro corpo ci dà informazioni sulla nostra condizione. Le gambe stanche ci ricordano la necessità di una pausa e il «buco nello stomaco» dell’imminente pranzo. È interessante riconoscere i trucchi che il corpo usa per inviarci messaggi.
Il corpo è la nostra casa, in cui viviamo tutta la vita e di cui dobbiamo avere cura. Come si sente questa casa? Le dita dei piedi si schiacciano perché le scarpe sono un po’ piccole? Fanno male le gambe dopo essersi scatenati? Le orecchie sono fredde fuori e improvvisamente calde dentro? A volte i bisogni sono chiaramente evidenti e a volte sono percepiti solo quando li affrontiamo consapevolmente. Quando i bambini prestano attenzione a questi segnali, allenano la percezione del proprio corpo. C’è una parte del corpo che ha bisogno di un po’ più di attenzione in questo momento? Le braccia devono dimenarsi, i piedi fanno male o alla testa non piace più pensare?
Attraverso film, pubblicità e social media, la società definisce l’ideale di bellezza. Proprio come gli adulti, anche i bambini assorbono queste idee. Si paragonano e vogliono conformarsi a questo presunto ideale. Ma il corpo è molto più dell’apparenza. È forte, può sollevare pietre grandi o può fare stretching. Le dita sono abili e possono infilare perline su un filo.
Ogni corpo è unico, ha un aspetto diverso e una mobilità diversa. I genitori possono modellare un approccio amorevole al proprio corpo e godere insieme ai bambini della varietà di corpi diversi. Le aspettative che abbiamo nei confronti del nostro corpo influenzano anche il fatto che ci sentiamo a nostro agio in esso.
«Mi fai un’altra carezzina?» La tenerezza passa attraverso il contatto che, a seconda delle preferenze, diventa un massaggio reciproco, un solletico o un gioco di carezze.
Il bisogno di contatto con la pelle è diverso per ogni bambino. Cambia con l’età e a seconda del tempo o della controparte. Spesso i padri e le madri vogliono ancora coccolare i loro figli quando invece loro hanno da tempo cercato altre forme di affetto. Fate attenzione alle reazioni di vostro figlio. Si allontana o si divincola da un abbraccio? Prendete questi segnali seriamente. Se necessario fatelo capire anche agli altri adulti: «Non credo che a Sofia piaccia molto in questo momento!»
«Aiuto, una tigre!», e con un urlo tra il divertito e l’inorridito i bambini si traggono in salvo dalle fauci di «papà-tigre», per riavventurarsi nelle sue vicinanze subito dopo. I tafferugli sono ulteriori opportunità per sentirsi da vicino. Le baruffe e i parapiglia insegnano al bambino o alla bambina a dosare la tenerezza e a distinguere tra l’affettuoso e il rude, il dolore e il piacere.
A proposito: la tenerezza non si mostra solo nel contatto fisico. Può anche essere espressa sotto forma di sguardi amorevoli, parole e gesti. Trovate il vostro modo personale di mostrare ai vostri figli che li amate.