Un anno e otto mesi
Il diritto alla protezione dalla violenza è un diritto fondamentale, che vale per tutte le persone, quindi anche per i bambini e gli adolescenti. Di fronte alla violenza i bambini sono più vulnerabili degli adulti.
I bambini piccoli non conoscono i loro diritti e non sono in grado di difenderli né di rivendicarli.
Quando si parla di violenza sui bambini si pensa soprattutto alla violenza fisica, per esempio alle botte. Nel concetto di violenza rientrano però anche la trascuratezza, il maltrattamento psichico e lo sfruttamento. Anche le umiliazioni senza percosse sono una forma di violenza. Quando vengono usate per mortificare o schernire qualcuno, le parole hanno lo stesso effetto delle botte.
Seppur non lascino tracce visibili, anche le punizioni come gli svilimenti, gli insulti, le accuse, le intimidazioni, le minacce o le derisioni sono forme di violenza.
La mamma porta il piccolo Mirko, che ha due anni, a fare una gita che lei desiderava fare da tempo. Per tutto il tempo Mirko è incontentabile, piagnucola e si lamenta in continuazione. La sera, a casa, la mamma è delusa, di malumore e non ha voglia di chiacchierare con lui. Per questo motivo ignora la richiesta di suo figlio di leggergli la sua storia preferita e lo mette a letto rinunciando al solito rituale. «Così capirà come mi sono sentita io oggi», pensa la mamma.
La violenza può anche essere molto silenziosa. Anche respingere o ignorare un bambino e i suoi bisogni è una forma di violenza. Nel nostro esempio la madre non esercita una «forza bruta» sul bambino, ma se ripetuto sistematicamente, questo genere di comportamento ha lo stesso effetto della violenza fisica.
La violenza ha sempre ripercussioni negative, indipendentemente dalla sua forma. Il bambino che la subisce è portato a pensare che in lui ci sia qualcosa che non va. Forse inizia a credere di essere un bambino «cattivo» e a sviluppare sensi di colpa. Forse, invece, crede di doversi adeguare alla legge del più forte o di doversi comportare anche lui in questo modo se vuole farsi valere.
Una cosa è certa: ogni forma di violenza rende estremamente insicuro il bambino e fa vacillare la fiducia che ha in sé e nell’ambiente che lo circonda. L’esperienza della violenza può mettere in grave pericolo un bambino. In tutti i casi, comunque, la violenza nuoce allo sviluppo sano del bambino e al suo benessere a lungo termine.
È tutto il giorno che ogni volta che la mamma vuole mettere il pannolino o vestire Alina, di venti mesi, la piccola reagisce in maniera aggressiva. Neanche la sera, prima di andare a dormire, la mamma riesce a metterle il pigiama: Alina urla e si dimena con tale veemenza per liberarsi dalle braccia della mamma che per poco non cade a terra. La mamma si spaventa e le dà uno scapaccione per farle riacquistare la ragione. Quando la piccola si addormenta, la mamma inizia a provare dei sensi di colpa e parla dell’accaduto con il papà di Alina.
Che i bambini dell’età di Alina attraversino delle fasi in cui reagiscono in maniera simile a lei fa parte dello sviluppo. In questi casi mantenere la calma nel tran tran della giornata non è sempre facile. Inoltre con i bambini di questa età non è ancora possibile intavolare una discussione e negoziare.
Per mantenere una certa distanza, la mamma nel nostro esempio avrebbe potuto chiedere al papà di mettere il pigiama alla figlia o metterla a terra e lasciarla per un po’ da sola nella stanza. Oppure avrebbe potuto chiedere a sua figlia quale libro illustrato le sarebbe piaciuto guardare una volta messo il pigiama. La strategia da adottare in questi casi dipende dalla vostra personalità, dal vostro atteggiamento e dalla situazione specifica. Le punizioni corporali o altre forme di violenza non sono mai la soluzione giusta. Il diritto dei bambini a essere protetti dalla violenza significa anche che in famiglia la violenza non può essere usata come strumento educativo.
A volte i genitori non sanno più cosa fare e hanno bisogno di un sostegno. La Convenzione sui diritti dell’infanzia prevede che lo Stato debba mettere a disposizione offerte di consulenza e di sostegno per assistere i genitori. Se necessario, ricorrete a questi aiuti. La prevenzione, infatti, è la migliore protezione dalla violenza per i vostri figli. Gli adulti hanno la responsabilità di proteggere i bambini dalla violenza.
La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è stata sviluppata come uno strumento internazionale di tutela dei diritti umani ed è entrata in vigore nel 1989. I diritti sanciti nella Convenzione si applicano universalmente ai bambini e agli adolescenti da zero a 18 anni. Tutti gli Stati, tranne uno, hanno sottoscritto la Convenzione, il che dimostra l’importanza attribuita a livello mondiale ai diritti dell’infanzia. Nel 1997, anche la Svizzera si è impegnata a garantire l’applicazione di tali diritti nel nostro Paese. Va comunque detto che i diritti sanciti nella Convenzione, messi in atto grazie all’interazione tra Stato, genitori e bambini, vengono applicati in modo molto diverso nei vari Stati.
La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza comprende diritti umani di carattere generale come la libertà di pensiero, di coscienza e di religione o il diritto all’educazione e alla salute. Inoltre, dato che i bambini sono particolarmente vulnerabili e che, a causa della loro posizione nella società, non sono in grado di far rispettare i loro diritti da soli, la Convenzione prevede dei diritti speciali. I bambini hanno bisogno di una protezione particolare, di cure particolari e di adulti che garantiscano loro il diritto di essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano. In relazione ai bambini con disabilità, la Convenzione sottolinea il loro diritto a condurre una vita piena e dignitosa, in condizioni che favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro partecipazione attiva alla vita sociale.
Per la prima volta nella storia, grazie alla Convenzione ONU, i bambini e gli adolescenti sono considerati attori e individui a sé stanti. Quest’ottica è confluita anche nelle leggi, per esempio nel diritto svizzero di protezione dei minori e degli adulti. Allo stesso modo quest’ottica è fondamentale affinché i genitori possano ottemperare al loro obbligo educativo e sostenere i loro figli nell’esercizio dei loro diritti.
I bambini che possono contare su persone di riferimento che riconoscono i loro bisogni, che possono partecipare alle decisioni e anche dire di no diventano individui che affrontano la vita con autodeterminazione. Sin da piccoli, questi bambini imparano che la loro voce conta. Inoltre sono in grado di difendersi meglio dalla violenza anche al di fuori della famiglia e di chiedere aiuto, per esempio in caso di violazione della loro sfera sessuale, di mobbing o di altre forme di violenza. Se sin dall’inizio concedete a vostro figlio o a vostra figlia il diritto di partecipare e di decidere insieme, contribuite in modo determinante a proteggerlo/ a dalla violenza.
L’articolo 19 della Convenzione sui diritti dell’infanzia sancisce che lo Stato deve adottare misure per vietare la violenza sui bambini, ma anche per proteggerli dalla violenza.
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Questo articolo è stato elaborato da Protezione dell’infanzia Svizzera