Una mamma tranquillizza il suo bebè che piange.

Perché i bebè piangono?

Il vostro bebè nel secondo mese di vita

Il pianto e le grida sono la forma primaria per farsi notare. Alla nascita, la maggior parte dei bambini saluta il mondo con un vagito. Durante i primi mesi di vita, il pianto fa parte della vita quotidiana: il bebè comunica ai genitori che ha bisogno di qualcosa.

I bambini sono tutti diversi fra loro, anche per quanto riguarda il pianto. Alcuni piangono spesso, altri meno. Alcuni hanno un pianto vigoroso, altri piagnucolano timidamente.

All’inizio, non è sempre facile capire di cosa abbia bisogno il vostro pargoletto. Con il passare del tempo sarete però in grado di prevenire molti pianti, perché capirete in anticipo di cosa ha bisogno il piccolo. Spesso lo potrete aiutare con qualche parola consolatoria, con una carezza o cullandolo nelle vostre braccia.

Sciogliere le tensioni interne

Esisteranno però situazioni in cui tutti i tentativi per calmarlo (il ciuccio, il seno o il biberon, cambiarlo, portarlo a spasso, cantare, accarezzarlo ecc.) saranno vani. Ciò può mettere a dura prova i vostri nervi.

Respirate profondamente e ricordate: i bambini piccoli non piangono mai senza motivo o per ostinazione e, men che meno, per darvi fastidio! Spesso il pianto serve loro a rilassarsi, a sciogliere tensioni interne. Magari dovrete spiegare questo concetto anche ai vostri vicini di casa, che talvolta potrebbero reagire con una certa incomprensione.







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Crisi di pianto serali

Molti neonati nei primi mesi di vita hanno quotidianamente fasi d’irrequietezza accompagnati da pianti intensi. Di solito, queste crisi avvengono nel pomeriggio o verso sera. Questi momenti sono molto pesanti da sopportare per i genitori, essendo talvolta quasi impossibile calmare il bambino.

Non si conoscono esattamente i motivi di queste crisi. La causa potrebbe essere dovuta a un’eccitazione generale, provocata da troppi stimoli dell’ambiente circostante. Verso sera il bambino cerca quindi di sciogliere le tensioni accumulate con il suo pianto. Cercate di proteggerlo da troppi stimoli esterni e da un sovraffaticamento.

È pure importante osservare un’alternanza regolare fra le fasi di sonno e lo stato di veglia. Durante il pianto, l’aiuto migliore che potete offrire al bambino è la vostra serenità e la vostra vicinanza. State per esempio con lui in una stanza semibuia. Evitate di fare tentativi per calmarlo, tenetelo semplicemente in braccio, senza cullarlo esageratamente e senza cambiare continuamente la posizione. Adagiatelo nel lettino e ponetegli una mano sul ventre e l’altra sul capo.

Le coliche dei tre mesi

Ogni neonato che piange contrae i muscoli addominali. Se si tratti di coliche o piuttosto di un problema di autoregolazione non è chiaro nemmeno agli specialisti. Di solito, in questi casi, si parla di «coliche dei tre mesi», i cui sintomi svaniscono generalmente alla fine del terzo mese di vita.

Al piccolo può giovare essere portato in giro, magari adagiato sul vostro avambraccio (a mo’ di aereo), con il pancino sulle vostre spalle o nel portabebè. Spesso i bambini che vengono portati in braccio anche durante la giornata, piangono meno.

Un leggero massaggio al pancino gonfio può far bene. Potete altrimenti porre le vostre mani contro i piedi del bebè e spingere delicatamente le sue ginocchia verso il ventre.. Innervositi dal pianto del neonato, potreste avere la tentazione di dargli da mangiare più spesso. Talvolta, ciò conduce però a un pianto ancora più disperato.







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Sentire la vicinanza fa bene

Al piccolo fa bene sentire la vostra vicinanza, essere preso in braccio, coccolato e accarezzato e sentire la vostra voce. Il bambino può anche essere calmato cullandolo, per esempio sedendovi con il bimbo in braccio su un grande pallone da ginnastica. Non vi sono motivi per cui non possiate tenere in braccio a lungo il bambino e portarlo a spasso allo scopo di calmarlo. A questa età, non v’è pericolo che lo possiate viziare oltre misura!

Le cause del pianto

  • Una posizione scomoda: è la posizione che impedisce al bimbo di addormentarsi perché non è ancora in grado di girarsi da solo? Desidera cambiare posizione?
  • La fame: quando è stata l’ultima poppata? Quanto ha mangiato?
  • Flatulenza e gonfiori alla pancia: deve fare il ruttino? Ha bevuto troppo velocemente? Ha rigurgitato?
  • Il pannolino sporco: la sua pelle è irritata? Ha il sederino rosso?
  • La noia: ha bisogno di compagnia e di calore umano? Richiede le vostre attenzioni?
  • La stanchezza: ha ricevuto troppi stimoli durante la giornata? È troppo stanco per riuscire ad addormentarsi?
  • Uno spavento improvviso: c’è stato un botto o un altro rumore inusuale?
  • Il nervosismo: ha ricevuto troppi stimoli sensoriali (per esempio mentre facevate la spesa al centro commerciale)? La giornata è stata troppo intensa?
  • Una malattia: ha la febbre o vi sono altri sintomi di una malattia? Ha il nasino chiuso? Se il nasino fosse chiuso, sarà opportuno mettergli delle gocce di soluzione fisiologica (reperibile in farmacia, in drogheria e nei supermercati) che lo liberi. Se avete l’impressione che sia ammalato o che abbia male da qualche parte, non esitate a chiamare subito il pediatra.
  • La temperatura: vi sono stati repentini cambiamenti della temperatura? Il bimbo ha troppo freddo o troppo caldo?

Prendersi una pausa

Ci sono bambini che piangono anche per tre ore al giorno. Se non riuscite a calmare il vostro bebè, diventerà difficile sopportare a lungo una tale situazione. A quasi tutti i genitori capita di avere un senso di smarrimento, di rabbia e, talvolta, anche di aggressività.

In questi momenti è molto importante prendersi una pausa per ritrovare la calma. Se non potete affidare il vostro bebè a una persona di fiducia è meglio che lo adagiate nel suo lettino, affinché possiate tranquillizzarvi. Magari vi è utile telefonare a una persona fidata e sfogarvi parlando con lei.

Cercare tempestivamente aiuto

A volte potrebbe eventualmente risultare utile chiudere per un attimo la porta della camera del bambino e «staccare» un attimo. Probabilmente il piccolo continuerà a piangere nel suo lettino, ma se è per poco, non fa niente. In ogni caso, è meno grave che rischiare di perdere le staffe e, nella disperazione, picchiare o scuotere il bambino!

Durante i primi periodi con il loro bambino molti genitori giungono ai propri limiti, spesso anche a causa della mancanza di sonno. Cercate quindi tempestivamente il dialogo con persone specializzate (l’ostetrica, la consulente materno pediatrica, il pediatra). Inoltre la Consulenza per genitori di Pro Juventute è raggiungibile 24 ore su 24 (al numero 058 261 61 61); nell’elenco degli indirizzi di Pro Juventute troverete altri numeri utili.

Mai picchiare o scuotere il bambino!

Non picchiate e non scuotete mai il vostro bambino! È davvero pericoloso! Un bebè non è ancora in grado di tenere la testa dritta che, in caso di scuotimento, oscilla in tutte le direzioni. Anche se la testa non batte contro qualcosa, queste scosse violente possono causare emorragie interne con danni permanenti o provocare addirittura la morte del bambino. Il cervello infantile è molto sensibile e i movimenti improvvisi o lanciare il bimbo in aria, rappresentano quindi un pericolo per la sua vita.

Informate tutti coloro che si prendono cura del vostro bambino della pericolosità di questi gesti.







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